
Chi oggi cerca una certificazione delle competenze digitali trova decine di offerte che si somigliano: stesso nome e nessun modo per capire cosa si sta comprando davvero. C’è chi fa sostenere un esame di due ore sorvegliato e chi rilascia un attestato dopo venti domande. Entrambi possono chiamarlo allo stesso modo. Da oggi esiste un documento che dice come quell’esame dovrebbe essere fatto. UNI — Ente Italiano di Normazione ha pubblicato la Prassi di Riferimento UNI/PdR 193:2026, che fissa le regole per certificare le competenze digitali secondo i due quadri europei della Commissione: il DigComp, che descrive le ventuno competenze digitali utili a un cittadino, e il DigCompEdu, che ne descrive ventidue per chi insegna. È il primo documento sul tema prodotto da un ente di normazione, in Italia e nel mondo.
Serviva perché quei due quadri europei dicono quali competenze una persona dovrebbe avere, ma non come si verifica che le abbia davvero. E intanto, in Italia, quelle certificazioni sono diventate qualcosa che pesa. Dal 2024 chi vuole entrare nelle graduatorie di terza fascia del personale ATA deve possedere una certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale — la CIAD — e chi non la consegue decade: lo prevede il contratto nazionale Istruzione e Ricerca, applicato alle graduatorie dal decreto ministeriale n. 89 del 21 maggio 2024. Per i docenti il piano è diverso: nelle graduatorie provinciali per le supplenze le certificazioni DigComp e DigCompEdu danno punteggio. In entrambi i casi, migliaia di persone comprano questi titoli per lavorare.
Il punto su cui la Prassi interviene per primo è anche il più delicato: chi vende il corso non dovrebbe essere anche chi valuta l’esame. Nessun percorso formativo può essere imposto per accedere alla prova, e il candidato non può essere obbligato a comprare corsi, materiali o tutoraggi.
Poi ci sono le regole sull’esame. L’identità di chi si presenta va verificata con SPID, CIE o eIDAS — non con una foto del documento inviata per email. La prova si sostiene per intero in un’unica sessione, senza poterla spezzare in più giorni né comprare “a pezzi”, un livello alla volta: almeno 84 domande e due ore per il DigComp, 132 domande e poco più di tre ore per il DigCompEdu. La sorveglianza è obbligatoria, con un limite preciso: un sorvegliante ogni cinquanta candidati negli esami a distanza, uno ogni trenta in presenza.
È la parte in cui il documento entra in un terreno che di solito nessuno regola. Durante una prova sorvegliata a distanza non si possono usare riconoscimento facciale o altri dati biometrici: a identificare il candidato è una persona, guardandolo. Non si possono registrare i tasti che digita, i movimenti del mouse o le pagine che apre per costruire punteggi automatici di sospetto. Non si può chiedere di installare software di controllo sul proprio computer. E chi non vuole essere monitorato da sistemi automatici deve poter sostenere l’esame in un altro modo, senza che questo pesi sul risultato.
Il certificato, infine, deve poter essere controllato da chi lo riceve — una scuola, un ufficio del personale — senza dover scrivere all’organismo che lo ha emesso e aspettare una risposta. Vale due anni, poi l’esame si ripete.
«Abbiamo cercato se esistesse già, da qualche parte, un documento che dicesse come si certifica una persona su questi framework. Non l’abbiamo trovato. Allora lo abbiamo scritto noi, insieme a chi rappresenta gli insegnanti, le imprese e lo Stato, e ci è voluto più di un anno proprio perché nessuno dovesse firmare qualcosa in cui non credeva. Una certificazione è una promessa fatta a chi la ottiene e a chi dovrà fidarsene: da oggi quella promessa ha delle regole.» Simone Aldo Buonporto, Presidente di IDCERT e project leader del Tavolo UNI.
Una precisazione utile a chi una certificazione ce l’ha già: i titoli conseguiti finora restano validi, nulla decade. La Prassi riguarda come vengono costruiti gli esami da qui in avanti.
Il documento è stato proposto da IDCERT S.r.l. Società Benefit e da Fondazione Italia Digitale, ed elaborato dal Tavolo “Valutazione delle competenze digitali” condotto da UNI, aperto il 23 luglio 2025. Vi hanno partecipato il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ACCREDIA, FLC CGIL, CISL Scuola, Unioncamere, ASSOTIC – Conforma – UN.I.O.N., All Digital, EGInA e il Gruppo IQC-Pomiager. Il testo è passato per una consultazione pubblica chiusa il 24 marzo 2026.
Un ringraziamento a parte va a UNINFO, nella persona del presidente Mimmo Squillace, a Giacomo Riccio e Fabio Rossi di UNI Ente Italiano di Normazione che ci hanno accompagnati lungo tutto il percorso.




























