Aspetta 450 giorni per l’ecodoppler: paziente rischia due dita del piede

Aspetta 450 giorni per l’ecodoppler: paziente rischia due dita del piede

La denuncia di un 78enne che accusa la sanità pubblica

«Dies a quo non computatur in termino, dies ad quem computatur…». «Il giorno iniziale non si computa nei termini, mentre il giorno finale va computato…». Un azzeccagarbugli di manzoniana memoria avrebbe iniziato da qui, rispondendo al novello Renzo, recatosi da lui per chiedere giustizia, senza leggere fino in fondo che, giorno più, giorno meno, dal 23 luglio scorso al 7 ottobre dell’anno prossimo intercorrono ben 450 giorni, 160 nell’anno corrente e 290 in quello venturo, che pure è bisestile… Tanti, decisamente troppi, se si tratta di un esame clinico, un ecodoppler agli arti inferiori nel caso di specie, utile a stabilire se c’è una fondata speranza di salvare il salvabile, cioè due dita di un piede.

Non ha creduto ai suoi occhi, il 78enne Vittorio Madama, battagliero primo cittadino di Latiano nella prima Repubblica e certamente da annoverare tra i «cavalli di razza» della Dc brindisina, quando ha letto fino in fondo il documento di prenotazione dell’esame clinico. Anzi meglio: ha pensato di essere stato «riconosciuto» e quindi in qualche modo «punito» perché schedato dal computer come cittadino cattivo, al pari di quelli che nelle banche dati delle centrali di rischio economico risultano essere, per qualche verso, cattivi pagatori.

«Ho due dita del piede sinistro che si sono annerite – scrive in un messaggio su whatsapp -. Siccome soffro di diabete, memore del fatto che a mio cognato sono state amputate le dita del piede, mi sono recato dal medico che, dopo avermi visitato, mi ha prescritto un ecodoppler degli arti inferiori. Ebbene – prosegue – l’Asl mi ha fissato la visita medica al 7 ottobre 2020. Credo che se ho qualcosa di grave, fino al 7 ottobre 2020 non basterà il taglio della gamba». Fine del messaggio, salvo a riaprire il colloquio con un altro breve post: «Che schifo… forse ce l’hanno con me ».

Ed in quel «ce l’hanno con me» c’è tutto il rapporto, quasi una sfida personale, tra malati cronici e burocrazia delle liste di attesa, perché Madama nel 2017, per ottenere una visita di controllo del piano terapeutico al suo diabete, fu «prenotato» al 7 gennaio 2020. Mosse mezzo mondo indignato e scrivendo anche al governatore Emiliano, che gli rispose subito dicendogli che erano gli uffici che lo prendevano per… il naso. Il duro colloquio sui social portò all’intervento del direttore generale Asl che volle sincerarsi dell’esatta procedura.

Poi, come per incanto, Madama, il giorno dopo la baraonda sui social, ricevette una telefonata che gli comunicava l’anticipo della visita. «Ora ci sono nuove norme, ma nulla è cambiato», dice al cronista e conferma che nemmeno questa volta si fermerà, «non tanto per me – dice – quanto per dare voce a chi non ce l’ha e non ha la forza di arrabbiarsi. Io posso risolvere il tutto con una visita privata a pagamento, ma che sanità pubblica è mai questa che fa espletare esami dopo oltre un anno?». E ci lascia con il vecchio detto dei contadini salentini quando contraevano un debito: «Prega per la mia salute!», dicevano. «Ma un anziano che non può; una famiglia in difficoltà, quando va a fare un esame come quello che dovrò fare io, a chi rivolgerà l’invito a pregare per saldare il debito?».