Quattro persone rischiano di finire a processo per la morte di Clelia Ditano, la 25enne che perse la vita, nella notte tra il 30 giugno ed il 1° luglio 2024, dopo essere precipitata nel vano ascensore del condominio in cui abitava, a Fasano.
La titolare del fascicolo d’inchiesta, la Pubblico Ministero della Procura di Brindisi, Livia Orlando, ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei quattro imputati, accusati di omicidio colposo. Si tratta dell’amministratore di condominio, di un dipendente dell’azienda che nel tempo si era occupata della manutenzione dell’impianto, del legale rappresentante della società e del responsabile tecnico, sempre della stessa ditta.
Le indagini sulla tragedia si erano chiuse nel febbraio scorso. In base alla ricostruzione la ragazza, che viveva con la sua famiglia in un appartamento al quarto piano di una palazzina di via Saragat, intorno alla mezzanotte era salita a casa con l’ascensore, per una breve sosta. Pochi minuti dopo, aveva riaperto la porta dell’impianto, per scendere nuovamente a piano terra, facendo un passo in avanti, convinta di trovare la cabina (che nel frattempo era scesa), precipitando da un’altezza di circa 10 metri. Ad accorgersi dell’accaduto, diverse ore dopo, i genitori della giovane che, nel tentativo di telefonarle, udirono la suoneria del suo cellulare provenire dalla tromba del vano ascensore.
Sin dal primo momento, gli inquirenti concentrarono la loro attenzione su eventuali negligenze nella manutenzione o sul possibile malfunzionamento dell’ascensore. Nella relazione conclusiva, il perito della Procura escluse però come causa dell’incidente il cattivo funzionamento dell’impianto, ipotizzando una manomissione esterna che produsse l’alterazione dei sistemi di sicurezza delle porte al piano.
L’ipotesi dell’accusa è che gli imputati non abbiano adottato tutti gli accorgimenti tecnici al fine di scongiurare la tragedia: inibire l’uso dell’ascensore o comunque ripararlo. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 10 settembre, davanti al GUP Nicola Lariccia.





























