Furti di farmaci al “Perrino”: indagati due medici di base e tre veterinari

Furti di farmaci al “Perrino”: indagati due medici di base e tre veterinari

Inciso labbro del dipendente della Sanitaservice per simulare una ferita

Due medici di base di Brindisi (uno dei quali in pensione da poco) e tre veterinari, uno di Brindisi, uno di Mesagne e l’altro di Lecce, sono indagati a piede libero nell’inchiesta sui furti di medicinali dai reparti di Rianimazione e Anestesia dell’ospedale Perrino. Inchiesta che ha portato a scoprire un infortunio sul lavoro ritenuto falsi. Al punto che uno dei professionisti avrebbe inciso il labbro del dipendente della Sanitaservice per simulare una ferita e chiedere poi un indennizzo di 6700 euro per la protesi ai denti.

Ai cinque professionisti gli avvisi di garanzia sono stati notificati dai carabinieri di Brindisi nell’ambito del troncone sulla Sanitaservice, la partecipata della Asl di Brindisi, nel quale è finito in carcere Salvatore Sorge, 45 anni, residente in città, dipendente della srl, con le accuse di peculato in relazione alla sottrazione di medicinali dai reparti nei quali lavorava come addetto alle pulizie, truffa e frode. E’ stato intercettato, sia al telefono che in auto, pedinato e filmato dopo essere stato fermato dai militari all’uscita dall’ospedale Perrino, lo scorso 3 gennaio, a conclusione del turno di lavoro come ausiliario della unità di Rianimazione: in auto furono trovati guanti in lattice al nitrile, aghi tipo cannula, garze idrofile sterili (almeno 15 pacchi da cento pezzi) farmaci anestetici, posate monouso in plastica, omogenizzati. Tutto sottratto dal magazzino e dalla farmacia del nosocomio, stando ai lotti indicati sulle confezioni.

Sorge in quella occasione non venne arrestato. Fu seguito e poi “ascoltato”. In carcere è stato condotto tre giorni fa, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal sostituto procuratore Francesco Carluccio e firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, al quale ieri ha confessato l’episodio e respinto gli altri, per i quali ha fornito la sua verità, alla presenza del suo difensore Giuseppe Guastella.

Le intercettazioni hanno fatto venire a galla episodi nei quali sarebbero coinvolti due medici di base, marito e moglie di Brindisi, entrambi convenzionati con la Asl. Lei medico di base di Sorge e della famiglia del dipendente Sanitaservice, lui in pensione. Condotte che per il pm sono gravi, motivo per il quale sono stati disposti approfondimenti.

La professionista, in qualità di pubblico ufficiale – secondo l’accusa – avrebbe “ dichiarato e certificato una falsa malattia del dipendente della Sanitaservice, inducendo in errore la Asl e anche l’Inps”. La dottoressa “senza aver mai sottoposto Sorge a visita, redigeva un certificato medico (atto pubblico) nel quale attestava falsamente lo stato di malattia di Sorge con la diagnosi di lombalgia e la prognosi di un giorno”.

Nell’impostazione accusatoria, tale attestazione sarebbe stata falsa perché quel giorno, il 13 novembre 2017, e nei successivi, “Sorge era impegnato presso l’abitazione ed annesso ambulatorio del medico, in lavori di ristrutturazione edilizia, la cui esecuzione era incompatibile con la lombosciatalgia”. A sostegno di questa lettura, il gip ha riportato nel provvedimento di arresto lo stralcio di una conversazione telefonica, dalla quale si evince che “Sorge aveva comunicato a un collega di non potersi recare al lavoro, a causa di un guasto alla sua auto”.

La dottoressa, in concorso con il marito (medico in pensione, con ambulatorio ai Cappuccini) e con lo stesso Sorge, è accusata di “faldo ideologico in atto pubblico e truffa aggravata consumata ai danni di un ente pubblico”, in relazione al certificato medico. Sorge è stato considerato “istigatore e determinatore del reato” essendo interessato, all’epoca, ad ottenere una “falsa certificazione medica”. Il marito della dottoressa, avrebbe “raccolto la richiesta telefonica del dipendente della Sanitaservice” in conseguenza della quale il medico avrebbe firmato il certificato “non avendo mai incontrato il proprio assistito per sottoporlo a visita”. Dagli atti acquisiti, risulta un certificato in data 20 novembre 2017 per “lombosciatalgia con prognosi di due giorni”. Anche in questi giorni, l’accusa sostiene che Sorge sia stato impegnato come muratore, nell’esecuzione di lavori commissionati dalla coppia di professionisti di Brindisi e che, nonostante questo, per effetto del certificato abbia comunque ottenuto la “retribuzione e l’indennità di malattia, non dovute”.

Gli elementi raccolti dai carabinieri hanno portato il pm prima e il gip poi a muovere nei confronti del marito del medico un’ulteriore contestazione di falso con un tentativo di truffa perché Sorge avrebbe “simulato le tracce di un evento di infortunio sul lavoro”, più esattamente avrebbe sbattuto contro una “porta taglia aperta dal lato opposto da un’altra persone, fuoco mentre stava iniziando il turno di lavoro”. Infortunio mai accaduto, ma denunciato al medico in servizio al pronto soccorso dell’ospedale Perrino, traendolo in inganno e si faceva dare dal medico, marito della sua dottoressa, un consiglio su come simulare la causa traumatica”.

A questo punto, stando a quanto contestato nell’ordinanza di arresto, “Sorge si faceva praticare una incisione e quindi una ferita lacero contusa al labbro inferiore interno, in corrispondenza dei denti incisivi mancanti in quanto già caduti per altro motivo”. Tutto questo, sarebbe avvenuto “in data anteriore e prossima al 17 novembre dello scorso anno”.

“Nel contempo il medico in pensione gli assicurava e prometteva un intervento per suturare la ferita che lui avrebbe rifiutato di farsi curare una volta arrivato al pronto soccorso, in modo che si potessero compiere approfondimenti e riflessioni che potessero mettere in dubbio quella ferita”. In questo caso, risultano sette giorni di prognosi. Non solo.

Ci sarebbe stata una “richiesta di indennizzo all’Inail di Brindisi, sulla base di falsa documentazione medica, per un piano di trattamento protesico, per un importo pari a 6.700 euro, stando a quanto predisposto da un medico odontoiatra”. In altri termini, secondo l’accusa, Sorge avrebbe chiesto il rimborso di spese per il “ripristino dell’apparato dentale”. Non ci sarebbe riuscito per “cause indipendenti dalla sua volontà”. Il motivo? Secondo il pubblico ministero, la ragione risiede “nei ritardi nella corresponsione della somma”.

Successivamente, agli inizi del mese di dicembre, il medico di base avrebbe firmato un certificato nel quale “attestava anche questa volta falsamente lo stato di malattia di Sorge e l’origine traumatica della lesione dovuta a un trauma facciale con ferita lacera mucosa labiale inferiore ed avulsione traumatica degli incisivi centrali inferiori, con decorrenza dal 6 dicembre e prognosi di dieci giorni.

Quanto, poi, ai farmaci che sarebbero stati sottratti dai reparti di Rianimazione ed Anestesia, sono indagati tre medici veterinario, titolari di altrettante cliniche private, una con sede a Brindisi, l’altra a Mesagne e la terza a Lecce. Sono tutti accusati di aver ricevuto da “Salvatore Sorge numerose confezioni di medicinali come Reviva, Midazolam, Visipaque, Bupivacaina, Lidoocaina, Rifadin, Solu, Medrol, Telantum e Viscopaste e cerotti transdermici”. Farmaci “univocamente identificati, in base ai codici seriali, come facenti parte dei lotti a suo tempo acquistati dalla Asl di Brindisi e destinati all’ospedale Perrino”. L’ultimo episodio contestato è relativo a 6 febbraio 2018.

La Asl, la Sanitaservice e l’istituto di previdenza sono stati indicati come parti danneggiate e potranno costituirsi in sede di udienza preliminare, ai fini della richiesta di risarcimento danno, nel caso in cui il pm chieda il rinvio a giudizio a conclusione delle indagini.