Finisce la latitanza per due brindisini evasi di prigione

Finisce la latitanza per due brindisini evasi di prigione

Massaro e Di Comite arrestati in Liguria progettavano rapine

Ricercati in tutta Italia e persino in Europa da cinque giorni, i due ex affiliati della Scu evasi dal carcere di Torino sono stati trovati in provincia di La Spezia: Salvatore Massaro, 50 anni, di Brindisi, e Nicola Di Comite, 55, di Taranto, sono stati stanati in un appartamento di Riccò del Golfo, paese di poco meno di quattromila abitanti, scelto come nascondiglio e base operativa per progettare rapine, allo scopo di finanziare la latitanza.

Il blitz che ha portato agli arresti dei due è scattato venerdì sera attorno alle 22, quando gli agenti della Squadra Mobile di La Spezia hanno fatto irruzione in un’abitazione che stavano tenendo sotto controllo dal pomeriggio. I poliziotti, stando a quanto si apprende, hanno sfondato la porta d’ingresso bloccando per primo Di Comite. Massaro avrebbe tentato la fuga sui tetti, ma la sua corsa nel bosco fuori dal paese è durata poco. E’ stato bloccato dopo che i poliziotti hanno esploso alcuni colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio: nel voltarsi, Massaro è inciampato e si è rotto una caviglia.

Nell’appartamento dei due, c’era anche una donna di Brindisi di 41 anni, la cui posizione al momento è al vaglio del pubblico ministero di turno presso la Procura di La Spezia. Rischia di finire sotto inchiesta con l’accusa di favoreggiamento. Massaro e Di Comite sono stati condotti nel carcere ligure. Erano entrambi latitanti dal 27 giugno scorso, a distanza di 24 ore l’uno dall’altro, circostanza che aveva portato gli stessi agenti della penitenziaria del carcere di Torino a ritenere possibile che i due fossero insieme. Entrambi non avevano fatto ritorno nella struttura delle Vallette a conclusione del periodo di permesso premio di cinque giorni, accordato dalla direzione.

Secondo gli investigatori a scegliere il paese in provincia di La Spezia sarebbe stato Massaro, tenuto conto di alcuni trascorsi del brindisino in Liguria. L’obiettivo dei due era di finanziare la latitanza portando a termine una serie di rapine. Non è escluso che abbiano ottenuto il supporto di altre persone e per questo motivo le indagini su possibili complici proseguono. Di Comite era in carcere per omicidio dal 1989 ed era accusato anche di associazione per delinquere di stampo mafioso e rapina. La pena sarebbe terminata il 31 dicembre 2019. Massaro, invece, era in carcere dal 2013 per rapina e traffico di droga e la sua pena sarebbe terminata nel mese di luglio 2020.

«Si tratta di soggetti potenzialmente pericolosi, esponenti della criminalità organizzata che per finanziare la propria latitanza avrebbero potuto compiere rapine», ha detto il vicario del questore Giuseppe Mariani, nel corso della conferenza stampa

Nel novembre del 2002 Massaro, allora collaboratore di giustizia dopo aver rotto i legami con la Sacra Corona Unita, abbandonò la località protetta messa disposizione dal Servizio centrale di protezione e fece rientro nel Brindisino: la fuga da un posto di blocco determinò l’inseguimento che causò l’incidente stradale in cui morì Fabio Perissinotto, finanziere in servizio a Ostuni.