Furto di mezzi aziendali ed estorsione: in manette 5 brindisini

Furto di mezzi aziendali ed estorsione: in manette 5 brindisini

Incastrati dalle riprese di una telecamera nei pressi di una cabina telefonica

Prima il furto di mezzi di proprietà di un’impresa che opera nel settore idraulico a Brindisi, poi la telefonata con richiesta di denaro per la restituzione. Con l’accusa di estorsione aggravato in concorso, sono stati arrestati i brindisini Jonathan Muolo e Antonio Lagatta, entrambi già in carcere, Vittorio Corsa, Alessandro D’Errico e Seku Ajkunic, quest’ultimo di origini slave, questi ultimi finiti ai domiciliari.

Le ordinanze di arresto sono state eseguite dagli agenti della Squadra Mobile, nell’ambito dell’inchiesta tenuta a battesimo con il nome “Doppio gioco”, indagine che aveva già portato all’arresto in flagranza di reato di Muolo, 25 anni, il 25 settembre 2017. Cinque mesi dopo, il seguito, con la notifica dei provvedimenti di arresti chiesti dal pubblico ministero Luca Miceli e firmati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, sulla base di “gravi indizi” ed “esigenze cautelari”.

Secondo l’impostazione accusatoria, Vittorio Corsa, 23 anni, sarebbe “l’autore della prima telefonata minatoria” al titolare della ditta brindisina, dopo il furto avvenuto la motte del 22 settembre dello scorso anno, quando dal deposito in via Dalmazia, furono sottratti tre mezzi aziendali, un Peugeot Ranch, un Fiat Ducato e un Fiorino, attrezzature e materiale. Corsa, stando a quanto emerge dal provvedimento di arresto, è stato “immortalato da telecamere quando effettuava, da una cabina pubblica, la chiamata dal contenuto minatorio”.

Seko Ajkunic, di origini, slave, 34 anni, è ritenuto “ ritenersi autore di altra telefonata anonima fatta” al titolare dell’impresa. Anche lui “ripreso da telecamere”. Il brindisino Antonio Lagatta, 23 anni, è considerato “coautore di Muolo nel disegno criminoso nonché colui che stabiliva l’importo delle somme da richiedere”. Alessandro D’Errico, 43 anni, sempre secondo l’accusa avrebbe “accompagnato Muolo ad un incontro con una delle persone offese e veniva notato allontanarsi dal luogo in cui, il 25 settembre 2017, avvenne la consegna del danaro a Muolo”, con conseguente arresto di quest’ultimo in flagranza. L’appuntamento, con intervento dei poliziotti, si svolse in viale Aldo Moro.

Muolo è ristretto in carcere da quel giorno: l’arresto venne, infatti, convalidato dal gip, mentre Lagatta risulta detenuto nell’ambito di un’altra inchiesta della Procura di Brindisi. Nell’inchiesta Doppio gioco è ai domiciliari.

Dopo il furto, l’imprenditore riferì di aver ricevuto telefonate “da ignoti interlocutori” i quali chiedevano “di versare una cospicua somma di danaro per rientrare in possesso di mezzi e materiali asportati”, secondo la tecnica del cavallo di ritorno. “Veniva, inoltre, prospettata la totale perdita di mezzi, attrezzature e materiali, che sarebbero stati dati alle fiamme, qualora la richiesta non fosse stata accettata”.

Nei giorni a seguire, ci sarebbero state diverse “comunicazioni tra le parti, finalizzate a trattare i termini per la migliore risoluzione della vicenda”, si legge nel comunicato della Squadra Mobile di Brindisi, diretta dal vice questore aggiunto Antonio Sfameni. Da qui l’inizio delle indagini per “monitorare i luoghi del possibile incontro, finalizzato al pagamento della somma”. E il primo arresto. Gli indagati saranno ascoltati dal gip: la data degli interrogatori di garanzia deve ancora essere notificata ai difensori.