Tangenti ed escort in cambio di appalti per la gestione dei rifiuti: 12 arrestati

Tangenti ed escort in cambio di appalti per la gestione dei rifiuti: 12 arrestati

Tra questi i sindaci di Torchiarolo e Villa Castelli e il vice-sindaco di Poggiorsini

Mazzette in cambio di appalti per la gestione dei rifiuti, con migliaia di euro che finivano anche sui conti di candidati in varie campagne elettorali. E una escort ingaggiata per le serate dei componenti della cricca. E’ sfaccettato lo spaccato di illegalità emerso dall’inchiesta dei carabinieri di Brindisi, che hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare nelle province di Bari, Brindisi, Foggia e Potenza.

Gli arresti sono scattati per 12 persone, fra cui il sindaco e il vicesindaco di Torchiarolo, rispettivamente Nicola Serinelli e Maurizio Nicolardi; il sindaco di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro; il vicesindaco di Poggiorsini (Area metropolitana di Bari), Giovanbattista Selvaggi; il direttore generale dell’Azienda di Servizi ecologici-Ase di Manfredonia (Foggia), Giuseppe Velluzzi, e vari altri incaricati di pubblico servizio.

L’inchiesta è nata nel 2014 da alcuni accertamenti, avviati dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, su presunte irregolarità nell’assegnazione di appalti per la gestione dei rifiuti ed è stata coordinata dal sostituto procuratore brindisino Milto De Nozza. Negli stessi anni la stessa Procura condusse un’inchiesta parallela che a febbraio 2016 fece finire agli arresti domiciliari l’allora sindaco di Brindisi, Cosimo Consales, accusato di avere preso tangenti per favorire un’altra società che coordinava la raccolta dei rifiuti in provincia.

L’ipotesi dell’indagine che ha portato agli ulteriori arresti è che gli amministratori pubblici – in associazione tra loro – avrebbero alterato le gare dei rispettivi Comuni per favorire una ditta di raccolta della spazzatura con sede a Carovigno. In cambio i pubblici ufficiali corrotti (sindaci e dirigenti) avrebbero ottenuto cospicue mazzette.

Oltre ai reati immediatamente collegati all’alterazione delle gare pubbliche, la Procura di Brindisi ha contestato agli indagati anche una serie di reati tra i quali finanziamento illecito ai partiti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e favoreggiamento della prostituzione.